Con i canapa shop, spaccio ridotto del 14 per cento e calo di fatturato illecito di 100 milioni di euro

Uno studio italiano calcola gli effetti sul mercato illegale delle droghe dell’apertura dei negozi di cannabis light

‘è uno studio sul mercato delle droghe leggere in Italia che prova che l’apertura dei cannabis shop ha provocato una riduzione dello spaccio in Italia del 14 per cento e conseguentemente del fatturato delle mafie per almeno 100 milioni di euro.

“Light cannabis and organized crime: Evidence from (unintended) liberalization in Italy’ è il titolo della ricerca italiana pubblicata lo scorso aprile dalla rivista scientifica European Economic Review, firmata dal professore associato di Scienza delle Finanze, Vincenzo Carrieri, dell’Università della Magna Grecia di Catanzaro, e dai ricercatori Leonardo Madio dell’ateneo di Louvain in Belgio e Francesco Principe dell’Erasmus School of Economics di Rotterdam.
Lo studio è stato effettuato confrontando i dati mensili delle attività di prevenzione, controllo e repressione da parte delle forze dell’ordine nelle aree geografiche, provincia per provincia, dove sono stati aperti i cosiddetti shop di cannabis leggera.

“Abbiamo scoperto – affermano gli studiosi – che la legalizzazione della cannabis light ha portato a una riduzione del 14% dei sequestri di marijuana illegale per punto vendita e a una riduzione dell’8% della disponibilità di hashish. I calcoli su tutte e 106 le province italiane prese in esame suggeriscono che i ricavi perduti dalle organizzazioni criminali siano in una forchetta stimata tra i 90 e 170 milioni di euro all’anno. Si stima inoltre che la vendita di cannabis light abbia portato a un calo di circa il 3% degli arresti per reati di spaccio”.

Erba 100% legale: la sativa senza THC per il Tuo Svago Sicuro

Come in molti paesi in Italia il consumo di marijuana e dei suoi deriviati è vietato dalla legge. La violazione di questo divieto comporta una sanzione amministrativa e nei casi più gravi una denuncia da parte delle forze dell’ordine. Tuttavia, da quanto emerge da un rapporto del 2017 dell’Agenzia europea delle droghe, la cannabis è la sostanza illecita più consumata a livello europeo. Il nostro paese si attesta come uno di quelli in cui i giovani ne fanno uso, l’Italia è infatti in terza posizione seconda solo alla Francia e Danimarca. Dal dipartimento delle politiche antidroga infatti è stato stimato che circa sei milioni di italiani hanno consumato della cannabis almeno una volta nella vita. Infatti in Italia non sono soltanto i giovani a consumare marijuana, anche molti adulti ne consumano. Molti infatti hanno ammesso di possedere marijuana nel cassetto e di consumare questa sostanza abitualmente nonostante la consapevolezza dell’illecito e dei rischi per la salute. Occorre pertanto chiedersi se sia necessario demonizzare e censurare un prodotto così largamente consumato. Un’eccezione a questa regola è tuttavia concessa per le infiorescenze di marijuana light poichè è stato dimostrato come queste non abbiano effetti negativi sulla salute.

Nuovi aggiornamenti sulla marijuana: la nuova erba legale senza THC

Nonostante la legge Italiana sia ancora contraria alla marijuana, in Italia il così chiamato “spinello leggero” è stato reso legale dalla legge 242/2016 sulla coltivazione e la filiera della canapa. Questa normativa emerge da una sentanza della Corte delle cassazione e ha creato una sorta di esenzione di responsabilità per l’agricoltore. Chi coltiva marijuana non sarà sottoposto ad alcuna sanzione nel caso in cui, i risultati a seguito un controllo, rivelino una quantità di Thc superiore a 0,2%, ma inferiore a 0,6%. Questo ha portato molti coltivatori a diventare grossisti di marijuana light e a poter offrire il prodotto a rivenditori sul mercato. Ovviamente quest’erba al 100% legale potrà anche essere posseduta da quei consumatori abituali che abbiano acquistato il prodotto presso rivenditori autorizzati. Cosi come la marijuana, anche i prodotti da essa derivati che abbiamo le percentuali di THC  consentite dalla legge sono legali. Pertanto anche i pellets hash, panetti di hashish con resina e polline di cannabis, sono legali. È anche possibile acquistare il trinciato di canapa che consiste in infiorescenze di marijuana già tritate. Tuttavia è bene ricordare che il fumare l’erba legale senza THC è tuttora vietato dalla legge. Si  ricadrebbe quindi nell’illecito tutte le volte in cui si viene sorpresi a fumare.

La nuova erba legale senza THC: le infiorescenze di cannabis di ottima qualità e naturali

La marijuana light ha  percentuali basse di THC, il principio attivo presente nelle inforescenze illegali presenti nel mercato nero, ha invece quantità più alte di CBD, sostanza che non crea assuefazione e che al giorno d’oggi viene utlizzata dal punto di vista terapeutico. È stato dimostrato infatti come il cannabidiolo o CBD sia responsabile dell’azione anti-infiammatoria e immunomodulatrice dei cannabinoidi e pertanto possa avere effetti benefici riducendo sensazioni quale il panico e l’ansia. Le infiorescenze di marijuana light sono disponibili soltanto presso rivenditori autorizzati dalla legge. Questa regola comporta a delle garanzie per il consumatore, non soltanto per via della bassa percentuale di contenuto spicoattivo della sostanza, ma per la qualità del prodotto. La marijuana light proviene da infiorescenze che appartengono a una lista di specie di semi consentiti da legge europea. Inoltre le piante sono trattate senza pesticidi o composti chimici, garantendo la crescita di infiorescenze al 100% naturali.

Incentivi alla coltivazione della canapa: cosa c’è da sapere

Il Decreto Legge 242 del 2 dicembre 2016 regolamenta non solo l’utilizzo privato di cannabis, ma anche la coltivazione e la trasformazione industriale, fissando degli incentivi alla coltivazione della canapa legale con l’obiettivo di promuovere un segmento del mercato che promette ottimi sviluppi. I bonus fiscali stabiliti dall’articolo 6 per i coltivatori di canapa possono raggiungere un massimale di 700mila euro annui e, dal 2018, comprendono l’esenzione contributiva per i primi 3 anni, a scalare negli anni successivi.

Le direttive nazionali e europee per coltivare canapa legalmente

La legge 242, valida su tutto il territorio nazionale, trova specifica applicazione nelle iniziative delle singole regioni e città che si misurano diversamente con il fenomeno in base alle caratteristiche climatiche, sociali e di consumo. Parallelamente, la Direttiva dell’Unione Europea 2002/53 elenca 52 varietà di semi con i quali è possibile coltivare canapa legalmente: in sintesi, è vietato utilizzare sementi auto-prodotte o diverse da quelle elencate, mentre è possibile procedere alla coltivazione senza alcun tipo di comunicazione alle autorità, purché muniti di certificazione per ogni pianta o per ogni seme.

Coltivare la canapa: indoor o outdoor?

Prima di cimentarsi con la coltivazione della canapa legale, è bene conoscere non soltanto la legge italiana, le prospettive di business e gli incentivi alla coltivazione della canapa, ma anche le migliori tecniche per coltivare canapa indoor o outdoor, in base alla varietà della pianta, all’esposizione, al tipo di terreno etc. La coltivazione in spazi chiusi prevede, ad esempio, l’utilizzo di accessori specifici come lampade HID o luci a LED di nuova generazione, oppure armadi di coltivazione di diversa grandezza, oltre a vasi, contenitori e concimi adatti alle caratteristiche della pianta e dell’ambiente in cui viene inserita.

Coltivare la canapa: indoor o outdoor?

Prima di cimentarsi con la coltivazione della canapa legale, è bene conoscere non soltanto la legge italiana, le prospettive di business e gli incentivi alla coltivazione della canapa, ma anche le migliori tecniche per coltivare canapa indoor o outdoor, in base alla varietà della pianta, all’esposizione, al tipo di terreno etc. La coltivazione in spazi chiusi prevede, ad esempio, l’utilizzo di accessori specifici come lampade HID o luci a LED di nuova generazione, oppure armadi di coltivazione di diversa grandezza, oltre a vasi, contenitori e concimi adatti alle caratteristiche della pianta e dell’ambiente in cui viene inserita.

Proprietà ed utilizzi della canapa legale

Oltre agli incentivi alla coltivazione della canapa, la normativa italiana ed europea considera ogni nuova realtà produttiva come una startup innovativa, consentendo l’accesso a tutta una serie di bonus e finanziamenti che interessano questo tipo di imprese. La canapa, infatti, possiede peculiarità uniche tra le specie vegetali: grazie alle sue fibre, può essere utilizzata per la produzione di tessuti e di prodotti per la bioedilizia, mentre le sue proprietà nutrizionali la rendono preziosa come fonte proteica alternativa alla carne. 

Coltivare canapa in Italia, tra tradizione e innovazione

Coltivare canapa in Italia rappresenta una tradizione antica che ha coinvolto, nei secoli, diversi settori del commercio e dell’artigianato, diventando una delle attività basilari del made in Italy. Verso la metà del secolo scorso, tuttavia, le leggi proibizioniste hanno bloccato la produzione mettendo all’indice sementi, attività agricole e laboratori artigianali. Complici i nuovi paradigmi del business e i nuovi prodotti di consumo, primi fra tutti il petrolio e le materie plastiche.

Coltivare canapa oggi: quali sono le prospettive di business?

Nel 2018 la Coldiretti ha stimato che una ripresa consistente delle attività di produzione e trasformazione della cannabis legale porterebbe l’Italia a raggiungere un volume di affari da 1,4 miliardi di euro e a garantire almeno 10.000 posti di lavoro. Grazie allo stanziamento di vantaggiosi incentivi alla coltivazione della canapa, inoltre, ogni nuova impresa può contare su ottimali prospettive di guadagno, a fronte di spese contenute.

La coltivazione della canapa legale a basso thc in Italia

Da quando l’hanno definita legale a tutti gli effetti, la canapa light sta prendendo sempre più piede nel mercato Italiano. Adesso commercializzare la cannabis con un valore di THC, principio psicoattivo che genera il famoso “sballo”, inferiore allo 0,6%, coltivarla o acquistarla è perfettamente consentito dalla legge italiana.

Naturalmente è semplice capire come la sua coltivazione possa essere un mercato giovane e redditizio sul quale tuffarsi ed investire. Bisogna però essere a conoscenza delle tecniche di coltivazione, delle modalità, delle varietà di canapa, del clima a cui bisognerà sottoporre la pianta, anche in base alla località in cui si intende espandere la piantagione. Vediamo nello specifico quali varietà di cannabis sativa si possono coltivare in Italia seguendo le normative europee.

Varietà di Cannabis Sativa

L’Agricultural Plant Species ci accerta che le varietà di canapa conosciute legalmente in Europa e che possono essere coltivate in Italia sono ben 64. Esse sono tutte tipologie di canapa industriale che presentano un tasso di THC inferiore allo 0,2%, ampiamente al di sotto del limite tollerato dalla legge italiana che è dello 0,6%. Nel caso in cui il THC superi questo valore le autorità giudiziarie sono legittimate al sequestro ed alla distruzione della piantagione, senza altre conseguenze per l’agricoltore.

Facendo una prima distinzione tra le specialità di canapa, possiamo trovare la Dioica, che genera piante di sesso maschile e femminile. Ambo i sessi sono importanti ai fini della maturazione, infatti le maschili sono pronte per l’essiccazione subito dopo la fioritura, mentre le femminili vengono utilizzate per la produzione di ulteriori semi.

Oltre la Dioica abbiamo anche la Monoica nella quale tutte le piante hanno ambo le caratteristiche, portando semi e fiori. Ma quale varietà è conveniente utilizzare tra le due? Chiaramente dipende tutto dall’uso che se ne vuole fare, infatti qualora ci si voglia limitare alla raccolta degli steli allora sono ottimali le tipologie Dioiche:

  • Carmagnola
  • Fibranova
  • Tiborszallasi

Nel caso si vogliano produrre e raccogliere anche i semi allora è ottimale utilizzare varietà Monoiche come:

  • Futura;
  • Felina;
  • Uso 31.

Vediamole adesso nello specifico.

La varietà Futura si arruola tra le specialità francesi. Essa sviluppa un’altezza media di due metri e mezzo ed è ottimale per la produzione del tessuto industriale nonché di semi. Essa rientra tra le specie Monoiche nelle quali si evidenzia la presenza di entrambi i sessi riconoscibili dai piccoli grappoli maschili e dai pistilli rossi femminili. La Futura è una specie concepita sostanzialmente per la produzione dei semi, ma non è da escludere anche nella produzione di concimi.

La Finola è una tipologia che proviene dalla Finlandia, caratterizzata da una spiccata capacità di fiorire in 3 mesi. Essendo una pianta nordica necessita di una coltivazione indoor a causa del clima italiano. E’ una tipologia tendenzialmente bassa e quindi facile da gestire.

La Uso 31 viene dall’Europa dell’Est, precisamente dall’Ucraina. Questa pianta è ideale per la produzione dei semi e ha una fioritura abbastanza veloce, anche a causa della diversità climatica.

La tipologia Kompolti è Ungherese ed è una delle più diffuse. E’ una varietà studiata e generata tramite la combinazione di tipologie Ungheresi, Italiane e Cinesi, che hanno permesso lo sviluppo di un’adattabilità in diverse condizioni climatiche. Si tratta di una tipologia di tipo Dioica ad alto contenuto di fibre. Tuttavia i suoi livelli di THC sono superiori a quelli consentiti dalla legge e dunque è vietata.

La varietà Codimono è invece ottenuta modificando geneticamente la Superfibra tedesca. E’ una tipologia caratterizzata da una produzione di fibra elevatissima.

La Fibranova è una razza diodica con buona resa in fibra, tipicamente italiana.

La Fedora 19 è una tipologia francese nata dall’incrocio di varietà russe. Ha una resa di semi e fibra a livello medio.

Un’altra varietà francese è la Felina 34, un incrocio tra le razze Kompolti e Fibrimon 24, con una buona resa in fibre e semi. E’ di sicuro la razza più diffusa in Francia.

La Carmagnola è un must tra le razze italiane grazie alla sua altezza media di 3,5 metri ed uno sviluppo particolari delle fibre, adatte anche alla produzione di mattoni.

Canapa tecnica a scopo industriale e alimentare

Gli usi industriali della canapa sono i più disparati, dal settore alimentare fino all’estrazione della fibra, dalla carta alla bioedilizia. Sta prendendo piede sempre di più anche l’utilizzo della canapa nella bonifica dei terreni inquinati, e nella produzione dei concimi, tramite le biomasse.

Nel settore alimentare spopolano i semi di canapa, acquistabili sia decorticati che integrali. E’ strabiliante osservare la tabella dei valori nutrizionali, infatti oltre a contenere gli aminoacidi essenziali, è un prodotto molto ricco di proteine vitamine e fibre alimentari. I valori energetici si stanziano intorno alle 500 kcal per un quantitativo di 100 grammi quindi si consiglia di non esagerare. Il loro uso va dalle insalate ad ingrediente per i dolci e i farinacei.

Un altro prodotto molto interessante derivato dalla spremitura a freddo dei semi di canapa è l’olio. Attualmente poco diffuso, lo si trova soprattutto nel mercato online, ma ha delle proprietà alimentare singolari, come acidi grassi essenziali, omega 3 e vitamina E, efficace antiossidante. Il sapore si presenta gradevole al palato, tuttavia il suo costo è attualmente elevato.

Infine, sempre in ambito alimentare troviamo la farina di canapa, ottenuta dalla macinazione del residuo della spremitura. A grandi linee abbiamo dei valori nutrizionali simili ai semi ed all’olio, tuttavia presenta una riduzione del venti percento del computo calorico rispetto alle farine tradizionali, dunque un ottimo sostitutivo per chi deve seguire una dieta celiaca.

Nel settore industriale la canapa vide il suo maggiore utilizzo nei primi del ‘900 quando si producevano tessuti per le vele e cordame con la sua fibra. Tuttavia lo svantaggio era quello di un lungo e difficoltoso processo di lavorazione per estrarre la fibra e sgrezzarla. Successivamente fu sostituita dai materiali polimerici a maggior resistenza e a più basso costo.

Grazie alle innovazioni tecnologiche, oggi è possibile migliorare i processi produttivi della fibra, mettendo in luce due grossi vantaggi:

  • la resistenza della canapa è maggiore di quella del cotone, e grazie alla sua fibra cava è possibile produrre dei tessuti che mantengano caldi d’inverno e freschi d’estate, isolando anche il corpo dall’umidità;
  • per produrre lo stessa quantità di tessuto di canapa serve la metà dell’acqua che servirebbe al cotone;
  • la canapa non necessita di pesticidi a differenza del cotone.

Vantaggi non di poco conto.

Troviamo delle applicazioni anche in campo ingegneristico, infatti la fibra di canapa viene utilizzata nella produzione di telai per automobili e aeromobili, sostituendo quella che prima era la vetroresina o la fibra di vetro, dando così un profondo impatto sulla leggerezza e sull’ecosostenibilità.

Un mercato che ha preso già piede da diversi anni è quella dell’uso della fibra di canapa nella bioedilizia, producendo calce e mattoni biologici, in grado di assorbire l’anidride carbonica e favorendo prestazioni in termini di isolamento termico e acustico.

La produzione della carta con la fibra di canapa non è di certo una cosa nuova, basti pensare alla dichiarazione di indipendenza americana redatta in originale su questo tipo di supporto. Inoltre ha numerosi vantaggi dal punto di vista ambientale rispetto alla fibra cellulosica estratta per la produzione attuale della carta. Inoltre non contiene lignina, elemento eliminabile con solventi che inquinano.

Una nuova frontiera per l’uso delle piantagioni di canapa è quella di bonifica dei terreni. Infatti la pianta grazie ad una speciale funzione svolta dalle sue radici riesce ad assorbire una certa quantità di materiali inquinanti e metalli pesanti. Inoltre si stanno sperimentando nuovi trattamenti per produrre dei bio-carburanti come alternativa al mercato del petrolio, destinato ad estinguersi.

Normativa e legge italiana

La legalità della coltivazione della cannabis light è normata dal Decreto Legge numero 242. Secondo queste direttive, sarà possibile coltivare la cannabis light con un tasso di THC, principio psicoattivo che provoca la sensazione di sballo, non superiore allo 0,6%senza comunicarlo preventivamente alle autorità giudiziarie.

Tuttavia coloro che si cimenteranno nella coltivazione di questa pianta dovranno conservare tutte le documentazioni relative all’acquisto dei semi per almeno 1 anno, in modo tale da poter dimostrare l’assoluta correttezza dei lavori, e del rispetto totale dei limiti di THC imposti dalla legge. In caso di indagini, le autorità sono autorizzate a rilevare un campione dalla piantagione in presenza del proprietario e qualora i livelli di THC si dovessero dimostrare superiori al limite consentito, la piantagione sarà sottoposta a sequestro o a distruzione. Tuttavia l’agricoltore sarà esente da responsabilità civili e penali.

Ricordiamo che la certificazione di cui l’agricoltore deve disporre deve necessariamente provenire da un laboratorio di analisi. Nel caso si intenda aprire una rete di distribuzione, il prodotto deve essere correttamente confezionato e sigillato, e ogni confezione deve essere completa di etichetta esplicativa delle origini del prodotto sia dal punto di vista geografico che tecnico. Se si dimostra un diverso riscontro tra ciò che dice l’etichetta e gli effettivi valori caratteristici del prodotto si può andare incontro a procedimenti penali.

La legge 242 del 2016 inoltre sancisce tutte le tipologie di prodotti che possono derivare dalla coltivazione della canapa, tra cui annoveriamo:

  • produzioni alimentari e cosmetici;
  • produzioni industriali come semilavorati, fibre, oli ecc…;
  • produzioni relative a materiale organico nella bioedilizia e bioingegneria;
  • produzione finalizzata alla bonifica dei terreni inquinati;
  • produzione finalizzata alle attività didattiche di istituti pubblici o privati;
  • produzione finalizzata al collezionismo e al vivaio.

Quindi, a norma di legge, per coltivare la cannabis light bisogna far rientrare il progetto di business all’interno delle suddette categorie.

Gli aspetti economici e i vantaggi

La domanda ci sorge spontanea e cioè quanto si può guadagnare coltivando la cannabis light? A quanto ammontano le spese? Naturalmente per rispondere a questi quesiti bisogna standardizzare il problema, andando dapprima a considerare di quante piante si deve disporre, e di quante metterne in un metro quadro di terreno.

La buona norma ci suggerisce di disporre 2 piante per metro quadro, in tal maniera avremo 20.000 piante in un ettaro. Con questo armamento si può arrivare a produrre mezza tonnellata di prodotto essiccato per ettaro.

Il problema adesso è smerciare. Essendo un mercato nuovo, non è facile trovare degli acquirenti che rilevino grandi quantità. In ogni caso, a seconda della qualità, del valore di THC, della quantità di semi, o al contenuto di CBD (sostanza produttrice dell’effetto antidolorifico), ma anche in base alla bellezza del fiore, può oscillare il costo tra i 60 e i 500 euro al chilogrammo. Essendo un nuovo mercato, può subire notevoli cambiamenti nel breve periodo.

Sempre in merito alla distribuzione del prodotto, stanno nascendo numerosi grow shop. La domanda è come fare per aprirli? Non cambia nulla rispetto alle altre attività commerciali. Bisognerà cercare la sede, possibilmente non troppo grande, e bisognerà renderla a norma per quando riguarda l’igene, la sicurezza, l’uso commerciale e tutte le pratiche burocratiche che ne conseguono, come l’apertura della partita Iva, e iscrizione ai vari INPS E INAIL.

Ricordiamo che attualmente la autorità italiane si stanno ancora abituando ed evolvendo in merito all’argomento cannabis light, dunque consigliamo il rispetto delle norme collaterali a 360 gradi. Considerando le spese per l’affitto del locale, le autorizzazioni e un primo carico di prodotti, l’investimento minimo potrebbe ammontare intorno ai 25 mila euro. Per chi non dispone di un capitale del genere non si perda d’animo. Potete sempre prendere in gestione un franchising, tramite il quale si dimezzano i costi di investimento, nonché godere dell’assistenza di persone esperte nel settore.

Trinciato di Canapa SKUNK: l’Incrocio Perfetto tra Sativa e Indica

La legge Italiana è stata sempre molto severa in materia di consumo di marijuana. Ad oggi chi venisse trovato in possesso di marijuana o dei suoi derivati è perseguibile con una sanzione amministrativa o con una denuncia penale da parte delle forze dell’ordine. Nonostante gli ultimi aggiornamenti di politica interna vedano affacciarsi al Governo forze politiche contrarie al movimento della liberalizzazione, sino a un po’ di tempo fa in Italia soffiava il vento del cambiamento. Il 2016 infatti è stato un anno di successo per il movimento pro cannabis. La Cassazione, con un’importante sentenza, ha fatto luce su alcune questioni riguardanti il possesso di infiorescende di cannabis e ha distinto la cannabis legale da quella tuttora vietata. La cannabis consentita dalla legge è quella contenente quantità elevate di cannabidiolo, sostanza dagli effetti rilassanti e calmanti per chi la assume. Il trinciato di Canapa Skunk rappresenta uno tra i migliori prodotti contenenti cannabidiolo e come tale può essere tranquillamente acquistato presso rivenditori autorizzati.

Trinciato di Canapa Skunk:  il mix perfetto tra le le infiorescenze migliori di cannabis light

Le due principali varietà di Cannabis light sono le infiorescenze di sativa e di Indica. I modelli di crescita e gli effetti possono delle due varietà possono essere molto diversi. Le piante della variatà indica vengono coltivate prevalentemente in Pakistan, Nord dell’India, nel Tibet e in Nepal. Mentre le piante di sativa provengono dalla Tailandia, India del Sud, Jamaica e Messico. Gli effetti che le due specie possono dare a chi le assume sono molto diversi. In genere le indica sono ottime per rilassarsi e vengono impiegate per attività non ricreative. Le sativa invece hanno un effetto del tutto il contrario, sono perfette per una festa o attività che richiedano maggiori energie. La scelta dell’una o dell’altra varietà è determinata principalmente dai gusti del consumatore o dalla situazione che egli stesso valuta come più adeguata. Il trinciato di Canapa Skunk rappresenta un prodotto molto particolare in quanto è ottenuto fondendo le linee native del Messico, della Colombia e dell’Afghanistan, dando così vita a un incrocio perfetto tra la cannabis sativa e la indica. La varietà è stata  introdotta sul mercato a metà degli anni ottanta, vincendo la prima edizione della Cannabis Cup. Adesso, il triciato di canapa Skunk,  è acquistabile presso rivenditori autorizzati.

Gli svariati usi della canapa light: il Trinciato di Canapa SKUNK in cucina

La coltivazione di piante di canapa è stata vietata per lungo tempo in Italia e nel mondo. In realtà la legge vieta di utilizzare questa pianta e le sue infiorescenze come stupefacenti, gli usi possono essere differenti. La canapa infatti può essere utlizzata in diversi modi, sia per la produzione di tessuti che per produrre carta. C’è anche stato chi in passato abbia provato ad utlizzare la canapa come carburante. Dovremmo iniziare un pò di più a riflettere sull’utlizzo di questa pianta, piuttosto che demonizzarla poichè essa potrebbe essere una soluzione ecosostenibile per diverse aziende italiane e internazionali. Le infiorescenze prodotte dalla canapa potrebbero essere utilizzate anche in cucina.  La canapa consentirebbe di ampliare il proprio repertorio culinario ed inoltre potrebbe essere utlizzato come ingrediente d’apporto proteico per la nostra dieta. Prova a utlizzare il trinciato di canapa Skunk in cucina aggiungendolo alla carne e al pesce. È dimostrato come utilizzare la canapa light in cucina possa prevenire malattie nel breve e nel lungo periodo.

Cannabis terapeutica, per molti pazienti oncologici è ancora un tabù

Un trattamento complementare che può aiutare a lenire alcuni sintomi causati dalle terapie antitumorali, come nausea e vomito. Pochi pazienti però lo conoscono e lo usano, come suggerisce una ricerca italiana pubblicata sul Journal of Oncology Pharmacy Practice

di SARA PERO

NON SOLO un analgesico impiegato per combattere il dolore cronico causato da lesioni del midollo spinale o da alcune patologie neurodegenerative, come la sclerosi multipla. La cannabis a uso medico può essere prescritta anche per lenire alcuni effetti collaterali causati dalla chemioterapia o dalla radioterapia, come nausea e vomito. Un approccio utile per molti pazienti oncologici, ma non ancora pienamente conosciuto e accettato nel nostro Paese. Come rivela uno studio italiano pubblicato recentemente sul Journal of Oncology Pharmacy Practice.

“I farmaci basati sull’uso terapeutico della cannabis sono prescrivibili da circa vent’anni e rappresentano un’arma in più per il trattamento complementare di diversi sintomi nei pazienti oncologici o colpiti da altre patologie croniche per i quali i trattamenti sintomatici convenzionali non sono del tutto risolutivi”, spiega Paolo Marchetti, Direttore Oncologia Medica B del Policlinico Umberto I di Roma e Ordinario di Oncologia all’Università La Sapienza, tra gli autori dello studio. Stiamo parlando di effetti collaterali dovuti alle terapie antitumorali come nausea e vomito, ma il vantaggio di utilizzare questi farmaci si ripercuote positivamente anche sulla sfera emotiva e psicologica del paziente, che può sperimentare numerosi benefici nei casi in cui soffre di stati di ansia o di amplificazione emotiva di alcuni sintomi.

Un’arma ancora poco utilizzata

Ma si tratta di un’arma di supporto che non viene ancora molto utilizzata, come sottolinea Marchetti: “Alcuni studi internazionali mostrano come soltanto il 20-40% dei pazienti utilizza la cannabis terapeutica. Per questo abbiamo voluto analizzare direttamente sul campo come viene recepita dai pazienti oncologici stessi la possibilità di ricorrere alla cannabis medica”. Oltre 200 i pazienti oncologici sui quali è stata condotta l’indagine mediante dei questionari – per lo più colpiti da tumori del seno, gastro-intestinali, dei polmoni, genito-urinari e testa-collo – e tre i centri coinvolti per lo studio: gli ospedali Sant’Andrea di Roma e San Salvatore dell’Aquila nei quali la maggior parte del campione (90%) era sottoposta ai trattamenti antitumorali, e il servizio di assistenza domiciliare dell’Associazione Tumori Toscana di Firenze, che includeva invece 22 pazienti che non erano in trattamento attivo.

Scarsa conoscenza

La maggior parte del campione preso in esame nello studio aveva sentito parlare di cannabis terapeutica in televisione, su internet o sui giornali, ma solo il 2% dal medico di famiglia o dagli operatori sanitari. Probabilmente l’ostacolo principale da superare per consentire un più ampio utilizzo della cannabis terapeutica è affrontare la scarsa conoscenza che aleggia su questo tema. Come spiega Marchetti: “Un po’ come accadeva anni fa con la morfina, che era vissuta da molti pazienti e familiari come l’ultima opzione terapeutica per i malati, così per la cannabis oggi. Si tende a pensare che l’impiego di questo trattamento sia prettamente palliativo, e che quindi, il suo utilizzo sia collegato a una prognosi infausta”. Ma non è sempre così: la cannabis terapeutica è un trattamento di supporto sia per lenire dolori e disturbi nei casi di pazienti con malattie oncologiche in stadi molti avanzati sia per garantire alle persone ancora in trattamento con chemioterapia e radioterapia di rispondere meglio alle terapie. “Riuscire a porre rimedio alla nausea, ad esempio, non rappresenta soltanto un beneficio per il sintomo in sé, ma significa anche evitare che il paziente sottoposto alle terapie antitumorali perda troppo peso e massa muscolare, che rappresentano degli aspetti importanti per tollerare al meglio i trattamenti”, sottolinea l’oncologo.

False credenze

Dai risultati dello studio è emerso inoltre come i pazienti oncologici percepiscono l’impiego della cannabis terapeutica: per il 34% delle persone intervistate questo trattamento potrebbe essere utile per uno o più sintomi sperimentati, per lo più per il dolore: “Il dato forse più interessante dello studio – spiega l’esperto – riguarda l’assunzione della cannabis terapeutica che ha riguardato circa un terzo del campione analizzato. Un’evidenza che ci suggerisce come l’impiego in Italia di questi trattamenti nel campo dell’oncologia sia abbastanza consistente, ma bisogna ancora lavorare sulla sua accettabilità”. Per il 18% degli intervistati infatti la cannabis terapeutica potrebbe comportare effetti negativi. “È ad esempio molto diffusa l’errata idea che una volta assunta la cannabis terapeutica si diventi poi dipendenti dal suo consumo, o che il paziente sperimenti alterazioni dello stato cognitivo in seguito alla sua assunzione”, aggiunge Marchetti.

Si tratta di due false credenze che vanno chiarite per bene: “I due principi attivi contenuti nella cannabis terapeutica, il tetraidrocannabinolo e il cannabidiolo, sono presenti a livelli molto bassi, così bassi che non possono alterare lo stato di coscienza del paziente né tanto meno portare la persona che ne fa uso a diventarne dipendente. Per questo motivo – sottolinea Marchetti – il prossimo step sarà quello di attivarci per realizzare una campagna d’informazione nelle strutture ospedaliere per fare chiarezza sulla cannabis terapeutica anche tra gli stessi operatori sanitari e medici, con l’obiettivo di far diventare anche questa terapia di supporto una realtà consolidata nel nostro Paese”. Non solo: con il coordinamento dello stesso gruppo di ricercatori, aggiunge l’esperto, “sta per partire uno studio sulla reale conoscenza della cannabis terapeutica da parte dei medici coinvolti nella gestione dei pazienti oncologici nei setting di cura ospedaliero, domiciliare e hospice residenziale”.

I criteri di utilizzo

Per il paziente oncologico sono attualmente disponibili diverse formulazioni di cannabis terapeutica nelle farmacie, come cartine da sciogliere in acqua e assumere per via orale o per inalazione, “ma anche oli, che sembrano garantire una maggiore efficacia, sebbene sia necessaria un’opportuna attrezzatura per la loro produzione che non sempre è disponibile in tutte le farmacie. In tutti i casi va detto che l’impiego di queste formulazioni, secondo quanto stabilito dal Ministero, va preso in considerazione in associazione e non in sostituzione alle terapie sintomatiche standard, nei casi in cui queste ultime non riescano a risolvere i sintomi del paziente”, conclude Marchetti. In particolare, in Italia Aiom ha redatto delle linee guida per stabilire la scala di intervento nell’impiego di questi farmaci a seconda del tipo di patologia oncologica, dello stato della malattia e del tipo di sintomo sperimentato dal paziente.

ALC sostiene Confragri: “Ora è il momento di registrare all’AIFA la Cannabis come medicina”

Associazione Luca Coscioni sostiene Confagri e rilancia: “Registrare all’AIFA Cannabis Made in Italy come medicina”

Cannabis Terapeutica ai privati: dichiarazione di Marco Perduca su sostegno dell’Associazione Luca Coscioni ad appello di Confagri

L’Associazione Luca Coscioni, tra le prime a promuovere l’accessibilità ai cannabinoidi terapeutici in Italia, sostiene e rilancia l’appello di Confagri relativamente all’ampliamento della produzione di piante a fini medici in Italia e invita la Ministro della Salute ad avviare le necessaria procedure perché la cannabis made in Italy venga registrata come medicina presso l’Agenzia Italiana per il Farmaco.

Sulla carta – dichiara l’ex Senatore Marco Perduca, membro di giunta Associazione Luca Coscioni e coordinatore delle attività antiproibizioniste su http://www.legalizziamo.it – quella italiana è una delle cannabis terapeutiche migliori: viene prodotta secondo quanto stabilito dal Decreto del 9 novembre 2015 come ‘sostanza di grado farmaceutico’ con certificazione della buona pratica di fabbricazione (Good Manifacturing Practice) da parte dell’AIFA nel pieno rispetto dei protocolli europei sulla produzione di ingredienti attivi farmaceutici (Active Pharmaceutical Ingredients). Nella pratica però non sempre tutto ciò si verifica. Sono certo che i soci di Confagri possano attrezzare a stretto giro delle serre in regola per avviare appena possibile una produzione pilota per andare incontro alla domanda sempre più crescente di cannabinoidi“.

Per quanto ci riguarda” conclude Perduca “stiamo lavorando a una proposta di trial clinici che prevedano la cannabis nelle terapie da dipendenze comportamentali e per andare incontro alle esigenze di persone con disturbi post-traumatici da stress, come quelli manifestati dai militari di rientro dalle missioni internazionali. Per tutti questi motivi ci appelliamo alla Ministra Grillo, e alla Ministra della Difesa Trenta, affinché promuovano le necessarie sperimentazioni cliniche che ci possano far arrivare a registrare per primi al modo la cannabis come medicina riconosciuta per alcune specifiche condizioni“.